Scambio di profitti

La teoria del valore di Ricardo

La teoria classica del valore[ modifica modifica wikitesto ] Nel pensiero degli economisti classici convivevano due concezioni del valore, quella oggettiva del valore d'uso e quella soggettiva del valore di scambio.

I diversi esponenti di tale scuola cercarono di elaborare una teoria del valore che spiegasse il rapporto fra i due aspetti del valore [1]. Adam Smith[ modifica modifica wikitesto ] La risposta di Smith si fondava sul principio, fondamentale nella costruzione dell'economista scozzese, della divisione del lavoro.

La relazione inversa tra salari e profitti

Se ogni soggetto persona o impresa si specializza nel produrre un solo tipo di beni, ed offre i propri beni in cambio di quelli prodotti dagli altri soggetti, diceva Smith, apparentemente vi è uno scambio di merci, ma in effetti vi è uno scambio di lavoro.

Conseguentemente le merci e il denaro sono solamente lavoro accumulato [1]. La teoria di Marx[ modifica modifica wikitesto ] La teoria marxiana del valore-lavoro prende come base la teoria classica, ma vi apporta alcune modifiche. Rispetto alla distinzione classica fra capitale fisso e capitale circolante, Marx opera una diversa distinzione fra capitale costante e capitale variabile, in cui il capitale costante comprende, oltre al capitale fisso, anche la porzione di capitale circolante non costituita da salari.

Inoltre Marx recupera la distinzione fisiocratica fra lavoro produttivo ed scambio di profitti, per arrivare alla distinzione fra scambio di profitti plusvalore e sfruttamento [3]. Per Marx, l'analisi della merce come valore d'uso ne fa apprezzare quelle qualità che si realizzano nel consumo, le sue caratteristiche scambio di profitti, estetiche, fisico-chimiche, la sua attitudine a soddisfare i bisogni umani prescindendo dal sacrificio necessario all'uomo per appropriarsene.

La teoria del valore di Ricardo

I rapporti di scambio della stessa merce con ciascuna delle altre ci suggeriscono che il valore di scambio è in generale il modo di espressione, la forma fenomenica, di un contenuto da esso distinguibile.

Parliamo di valore di scambio quando mettiamo in relazione tra di loro più merci, mentre ogni merce possiede una caratteristica immanente che si manifesta esteriormente nel valore d'uso.

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La caratteristica, comune a tutte le merci, è quella di essere prodotto del lavoro. Il lavoro possiede il duplice carattere della merce. Ma essendo il valore un rapporto sociale che si estrinseca nel mercatoove tutti agiscono su un piano scambio di profitti parità, la scambio di profitti di lavoro astratto per produrre una merce è data dal tempo di lavoro socialmente necessario, secondo l'intensità e la produttività prevalente in quel ramo produttivo, per produrre le merci.

Il mercato "valida" questa quantità, nel senso che, se un'impresa produce una merce impiegando più tempo di quello socialmente necessario, realizzerà sul mercato solo il valore corrispondente al tempo socialmente necessario, e non quello corrispondente al lavoro effettivamente prestato nelle condizioni di minore produttività.

E viceversa nel caso di produttività individuale superiore a quella media. La "misura immanente", interna, del valore è dunque quella che risulta dal tempo di lavoro socialmente necessario, cioè di lavoro che è necessario per produrre quella merce nelle condizioni tecniche storicamente prevalenti e col grado sociale medio di abilità e intensità.

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La "misura fenomenica", esterna, del valore è invece quella derivante dal denaroquale rappresentante generale della ricchezza e del lavoro astratto. Egli ritiene che l'astrazione del lavoro discenda da una caratteristica peculiare del modo di produzione capitalistico, quella per cui i soggetti non agiscono in base a piani e a obiettivi prestabiliti o a esigenze sociali immediate, ma come atomi separati ed indifferenti tra di loro, i cui prodotti raggiungono un riconoscimento sociale solo attraverso lo scambio, e solo nei limiti in cui sussistano le condizioni affinché tale scambio avvenga.

La socialità del lavoro, che nel sistema capitalistico esiste nella produzione solo in forma latente, si manifesta nel mercato, luogo in cui le merci possono scambiarsi proprio in quanto oggettivazione di lavoro astratto. Quando il scambio di profitti di produzione non è scambio di profitti terminato e il lavoro è in corso di erogazione, anche il valore è in corso di creazione, è valore "potenziale", come potenziale è la merce.

Al termine del processo produttivo, il lavoro speso per la produzione della merce diventa il valore in essa contenuto, suo valore individuale e sociale in potenza. Solo con la vendita poi — quello che Marx definisce il vero e proprio "salto mortale della merce" - il lavoro contenuto diventa la sostanza del valore sociale realizzato e avviene la "validazione della socialità del lavoro".

Marx nota inoltre come il lavoro alienato dai lavoratori possa essere reso sociale solo annullandone le particolarità concrete ed utili e riducendolo a lavoro generico, qualitativamente identico, i cui prodotti sono proprio per questo equivalenti e quantitativamente comparabili.

Tali prodotti, vere e proprie "cristallizzazioni" di lavoro astratto, realizzano il proprio prezzo scambiandosi contro denaro. Per Marx già dall'analisi della merce è possibile riscontrare alcune caratteristiche universali ed altre proprie del modo di produzione capitalistico.

Ad esempio anche nella comunità familiare o nell'antica comunità tribale i beni disponibili per il consumo assumono tale caratteristica. Al contrario, il lavoro diviene astratto solo con un tipo di produzione scambio di profitti determinato, con la produzione di merci, e ancor di più con la produzione capitalistica sviluppata, che generalizza la forma di merce del prodotto.

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Dalla sua analisi, risulta che è una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici. Finché è valore d'uso, non c'è nulla di misterioso in essa, sia che la si consideri dal punto di scambio di profitti che soddisfa, con le sue qualità, bisogni umani, sia che riceva tali qualità soltanto come prodotto di lavoro umano.

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È chiaro come la luce del sole che l'uomo con la sua attività cambia in maniera utile a se stesso le forme dei materiali naturali. Ma appena si presenta come merce, il tavolo si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile. Non solo sta coi piedi per terra, ma, di fronte a tutte le altre merci, si mette a testa in giù, e sgomitola dalla sua testa di legno dei grilli molto più mirabili che se cominciasse spontaneamente a ballare.

MarxIl CapitaleLibro I, 1 Marx osserva che la legge del valore si dispiega nel modo di produzione come puoi fare soldi affari, in cui il lavoro è lavoro "alienato".

Il salariato per sopravvivere aliena le sue prestazioni lavorative al capitalista, che ne dispone liberamente. Il capitalista dispone nella società di mercato del potere sociale di comandare la forza-lavoro, e con essa della possibilità di appropriarsi dei prodotti del lavoro.

Il denaro è per Marx la forma alienata e nel contempo appropriata del valore, lo rappresenta come "equivalente generale e astratto", contrapposto ai diversi valori d'uso. Denaro e capitalein quanto espressione rispettivamente del valore astratto e dell'accumulazione di valore fine a sé stesso, sono "cristallizzazioni di lavoro sociale", "coagulo di potere sociale per alcuni e di perdita di sé per altri". Marx nota come la produzione sviluppata di merci presenti anche un altro aspetto. Infatti, nel modo di produzione schiavistico o feudale i rapporti sociali che si instauravano tra i soggetti erano trasparenti e apparivano immediatamente come rapporti personali.

Al contrario, nel modo di produzione capitalistico questi rapporti personali appaiono come travestiti in rapporti fra le cose, assumendo scambio di profitti fenomeniche che celano sempre più le loro forme essenziali. Il prodotto della mano dell'uomo, la merce, assume in apparenza un'esistenza indipendente che cela i rapporti sociali esistenti tra gli uomini; si comporta cioè come i "feticci ideologici" cui si attribuisce una vita indipendente.

Dalla merce al denaro[ modifica modifica wikitesto ] Per Marx la "forma cellulare" della società contemporanea, la merce, contiene già scambio di profitti potenza alcune contraddizioni che si possono sviluppare e trasferire ad un livello più generale.

Per il produttore o per scambio di profitti la possiede temporaneamente per venderla essa non ha valore d'uso immediato, "altrimenti non la porterebbe al mercato", e la sua utilità consiste solo nell'essere mezzo di scambio, nel poter essere realizzata attraverso lo scambio con un equivalente.

Questa opposizione latente all'interno della natura stessa della merce, tra valore d'uso e valore di scambio, si dispiega con l'estensione dello scambio e soprattutto con la produzione capitalistica, il cui fine ultimo non è il valore d'uso, ma l'appropriazione e scambio di profitti di ricchezza astratta in forma monetaria. La contraddizione tra lavoro astratto e lavoro concreto, la contraddizione tra il carattere generale della merce come valore e il suo carattere particolare come valore d'uso, si risolve dunque attraverso l'esistenza di una "incarnazione" del valore distinguibile dalla corporeità della merce, la quale, nello scambio, deve assumere "una forma di esistenza sociale in denaro, scissa dalla sua forma di esistenza naturale".

Nello scambio le merci sono socialmente commensurabili e si presentano come quantità diverse, desumibili dal loro prezzo, di una stessa merce speciale: il denaro. Quest'ultimo è la "forma fenomenica necessaria" della "misura immanente" del valore delle merci, del tempo di lavoro, e si contrappone alle altre merci, ai valori d'uso, come unica esistenza adeguata del valore di scambio.

Lo sdoppiamento interno tra valore di scambio e valore d'uso di una merce si sviluppa quindi, per Marx, nello sdoppiamento esterno tra merce e denaro, in cui l'una conta sempre come valore d'uso, l'altro come valore di scambio. La metamorfosi della merce[ modifica modifica wikitesto ] Marx osserva come la circolazione delle merci non sia altro che una infinita serie di cambiamenti di mano fra merce e denaro. Il potenziale venditore, per il quale la merce è immediatamente solo depositaria di valore, e non valore d'uso, la dovrà scambiare contro denaro, sola forma di equivalente socialmente valida.

Dopo di che potrà appropriarsi di un'altra merce che sia finalmente per lui oggetto d'uso. Ognuno di questi due momenti vede al polo opposto un altro soggetto.

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Marx osserva come all'M - D del possessore di merce debba corrispondere un D - M per l'acquirente che gli si contrappone. Allo stesso modo la conclusione della metamorfosi, il secondo momento dello scambio, l'acquisto D - Mdeve necessariamente coincidere con l'inizio di un altro scambio per un altro soggetto, cioè con la vendita.

Il processo di scambio nel suo insieme differisce dallo scambio immediato dei prodotti: il baratto. Nel scambio di profitti M - D - M la mediazione del denaro spezza infatti i limiti dello scambio immediato: non è più necessario l'incontro di due soggetti tali che, reciprocamente e contemporaneamente, la merce dell'uno sia valore d'uso per l'altro.

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Infatti, le relazioni sociali che si instaurano tra gli individui divengono incontrollabili dagli stessi. L'inizio M - D è anche la fine D - M di un ciclo analogo che si contrappone al nostro.

La conclusione D - M è anche l'inizio di un altro ciclo M - D. Per chi ha scambio di profitti l'intero ciclo M - D - M la cosa finisce qui, perché lo scopo della sua transizione, impossessarsi di un diverso valore d'uso, è raggiunto, ma, a partire dal suo secondo movimento D - Maltri innescano un nuovo ciclo.

La "metamorfosi" complessiva di una singola merce costituisce l'anello di una catena di metamorfosi, tutte in connessione tra di loro, al di fuori del controllo dei soggetti in relazione. Tale possibilità costituisce anche la possibilità dell'esistenza di quelle che egli chiama crisi di realizzo.

La metamorfosi del capitale[ modifica modifica wikitesto ] Ma per Marx anche la "metamorfosi della merce" deve necessariamente svilupparsi in altro: nella "metamorfosi del capitale". La sua accumulazione è infatti per l'autore il fine ultimo del modo di produzione capitalista. Il ciclo M - D - M non riesce a spiegare il fondamento di tutta una serie di fenomeni tipici di un modo di produzione che ha compiuto, attraverso il capitale, il balzo verso la generalizzazione della produzione di merci.

Anche nella produzione capitalistica questo è un aspetto inevitabile del processo di scambio.

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Le cose si presentano realmente in questi termini, ma l'analisi dei fenomeni da recensioni di chi guadagna con le opzioni binarie angolatura non riesce a svelare i rapporti cruciali.

Non ci spiega sufficientemente, per esempio, qual è il movente che induce a ripetere questo ciclo in forma capitalistica e su scala allargata. Se modifichiamo invece il punto di partenza del processo di scambio, partendo dal denaro D - Mle cose si chiariscono.

Non si tratta di un puro espediente analitico: porre il denaro all'inizio e alla fine del processo quale forma generale della ricchezza, corrisponde alla percezione corretta della produzione capitalistica, la quale è produzione di ricchezza astratta fine a sé stessa. Quest'ultimo prodotto della circolazione delle merci è la prima forma fenomenica del capitale.

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